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Alimentazione e impatto ambientale

By 11 Gennaio 2022Mangia che è buono
Alimentazione e impatto ambientale

Il 30% delle emissioni di gas serra è provocato dal cibo. Quasi un terzo della nostra impronta ambientale dipende dal nostro tipo di alimentazione.

L’impronta ambientale dell’alimentazione

Fu l’ambientalista svizzero Wackernagel il primo a parlare di “impronta ecologica” per valutare l’impatto ambientale dei prodotti e dei loro cicli di produzione. Quando parliamo dell’impatto ambientale dei prodotti alimentari dobbiamo pensare a tutta la filiera produttiva, dalla coltivazione/allevamento fino allo smaltimento finale. In tutti questi processi (nei quali rientrano anche il trasporto, l’uso vero e proprio del prodotto e anche il riciclo) vengono prodotti gas a effetto serra, viene utilizzata acqua potabile e vengono utilizzate risorse del territorio che possiamo quantificare analizzando appunto quelle che vengono definite dall’ambientalista “impronte”.

Impronta ecologica: misura la quantità di terra fertile o mare incontaminato necessario a produrre un alimento, rigenerare le risorse consumate e assorbire i rifiuti originati.

Impronta di carbonio: rappresenta le emissioni di gas serra.

Impronta idrica: indica la quantità d’acqua consumata per la produzione, ma anche quella evaporata, incorporata e inquinata.

Pascolo sostenibile

Piramide alimentare e clessidra ambientale

Come è facile immaginare, ogni categoria di prodotto ha un suo impatto ambientale, che è influenzato da diversi fattori (tra poco ne vedremo qualcuno più nello specifico) e che è bene conoscere per stabilire quale debba essere la propria dieta..

Il Barilla Center for Food & Nutrition ha però sviluppato uno schema che credo sia interessante: la clessidra ambientale che altro non è che la classica piramide alimentare rovesciata. Ancora una volta la cara e vecchia “alimentazione mediterranea” ci suggerisce cosa è meglio fare e, ad analizzarla bene, non è così strano osservare come le scelte più giuste per la nostra salute corrispondano alle scelte più giuste l’ambiente.

La piramide ambientale infatti colloca alla base i prodotti con un minor impatto ambientale che corrispondono a quelli che, secondo la piramide alimentale, dovremmo consumare maggiormente (patate, frutta, ortaggi e a seguire pane, latte, riso, pasta, uova e legumi). Nella parte più alta troviamo invece i cibi che, sia da un punto di vista salutistiche che ambientale, dovremmo consumare solo poche volte alla settimana: pesce e carne.

Come essere più sostenibili in cucina?

Come sempre, per fare una scelta accurata è necessario approfondire almeno un po’ l’argomento. Di seguito quindi cercheremo di analizzare un po’ più da vicino le tecniche che possiamo mettere in atto per essere più sostenibili nella vita di tutti i giorni attraverso scelte alimentari maggiormente consapevoli.

La spesa: la prima prima fase di una cucina a impatto zero

Manuela Vanni, l’autrice del libro che ha influenzato questo articolo, ci suggerisce di fare la spesa come farebbe la nostra bisnonna, e io lo trovo un ottimo consiglio. A dire la verità, se dovessi davvero pensare alla spesa secondo la mia bisnonna, mi viene da ridere: la mia bisnonna non faceva la spesa! Lei aveva la fortuna e l’onere di occuparsi di un bell’orto e di qualche animale; praticamente tutto quello che consumava veniva dai suoi terreni.

Detto questo, se mi sforzo di immaginarla in un supermercato sono certa che avrebbe messo nel carrello solo ciò che, in qualche modo, poteva assomigliare a ciò che conosceva. Ecco, il primo consiglio che troviamo nel libro “Cucina a impatto zero” è proprio questo: una spesa a basso impatto ambientale è quella che predilige alimenti non lavorati e il più possibile vicini alla vera natura del prodotto. Ma non è tutto. Sarebbe infatti giusto anche riscoprire alimenti ormai abbandonati, come per esempio alcuni tagli di carne o certe tipologie di pesci, magari anche evitando le confezioni nelle quali troviamo l’alimento già porzionato (è una scelta utile all’ambiente ma anche al portafogli).

Un altro piccolo accorgimento che possiamo avere durante la nostra spesa per renderla più sostenibile è quello di scegliere i prodotti anche in base all’imballaggio che hanno.

Come anticipato però rimane il fatto che ogni categoria di prodotto ha il suo impatto ambientale; non mi addentrerò troppo nell’argomento, ci basta avere qualche informazione in più per fare una spesa migliore.

agricoltura sostenibile

Agricoltura

Pur essendo il settore con il minor impatto, anche l’agricoltura non si può di certo considerare a impatto zero. L’uso dei combustibili fossili, lo spreco dell’acqua potabile, l’uso dei fertilizzanti e la deforestazione provocata per avere maggiore terra a disposizione per le nostre coltivazioni influiscono di certo sull’ambiente. Anche in questo settore sono quindi necessari dei cambiamenti. Tra questi abbiamo:

  • Promozione di un’agricoltura di precisione che prevede l’utilizzo di tecnologie elettroniche e informatiche per raccogliere informazioni utili sul terreno allo scopo di ridurre, tra l’altro, il consumo di acqua e azoto.
  • Miglioramento delle tecniche tradizionali nel rispetto della biodiversità (una tecnica da recuperare potrebbe essere quella della rotazione colturale).
  • Consumo dell’acqua più consapevole che abbia prenda in considerazione tecniche di recupero.
  • Miglioramento del trasporto e dello stoccaggio in modo da evitare sprechi.
  • Sviluppo di tecniche colturali innovative (un esempio su tutte è quella dell’idroponica).

Pesca

Anche le risorse del mare non sono infinite Lo sappiamo tutti, eppure al supermercato scegliamo sempre lo stesso tipo di pesce dimenticandoci (o forse non considerando) che siamo noi a dettare le regole del mercato. Chiaramente la responsabilità non è solo nostra. Una pesca sostenibile però deve prevedere un prelievo responsabile che tenga in considerazione la naturale capacità di rinnovo degli stock ittici. Anche in questo settore è possibile favorire tecniche di pesca maggiormente sostenibili:

  • Canna da pesca o lenza
  • La nassa (scatola con all’interno un’esca che attrae solo la specie targetdi interesse.
  • L’arpione

Oltre a valutare le tecniche utilizzate è importante anche sapere che ci sono pesci in pericolo di estinzione (che sono poi probabilmente quelli che tutt’ora consumiamo di più), tra questi abbiamo:

  • Tonno rosso
  • Pesce spada
  • Cernia
  • Salmone selvaggio
  • Dentice
  • Baccalà
  • Nasello
  • Palombo.

Allevamento

Il problema maggiore in questo settore è senza dubbio l’alta concentrazione di animali in spazi ristretti che destabilizza completamente l’impronta ecologica. Anche in questo caso, come per la pesca, molto dipende anche da noi. Se la richiesta di carne si abbassasse drasticamente (non per forza sparisse) potremmo avere allevatori più etici e sostenibili.. Probabilmente il costo della carne aumenterebbe ma ci guadagneremmo comunque perchè ne mangeremmo meno (spendendo meno) e migliore.

Pur dovendo fare ancora molti passi avanti per migliorare la situazione, abbiamo già a disposizione diverse opzioni per continuare a consumare carne facendo in modo però che questa scelta abbia un basso impatto ambientale. Oltre a consumarne poca possiamo infatti prediligere carne di coniglio, galline, tacchini ecc. che risultano essere più sostenibili in quanto hanno un ritmo di crescita rapido.

Sono a basso impatto anche le carni di animali allevati secondo il cosiddetto “pastoralismo sostenibile” grazie al quale gli animali sono quasi totalmente liberi nutrendosi e comportandosi come farebbero in natura.

Conservazione, riciclo e riduzione sprechi

Una cucina a impatto zero passa anche da queste fasi. Non basta infatti scegliere bene, è necessario anche sapere come gestire i prodotti una volta arrivati a casa. La scelta migliore sarebbe probabilmente quella di stilare una bella lista della spesa e acquistare solo ciò che ci servirà per preparare i pasti stabiliti per la settimana successiva; ma chi ha il tempo?! Per evitare comunque gli sprechi alimentari può bastare avere un po’ di attenzione e qualche conoscenza in più. Partiamo con il dare un’occhiata a quello che abbiamo in casa prima di andare a fare la spesa, in modo da non prendere cosa che abbiamo già. Una volta al supermercato possiamo acquistare alimenti freschi e, una volta porzionati, congelare subito quelli che non consumeremo nei giorni successivi (è inutile aspettare e farlo quando ci rendiamo conto che il prodotto comincia ad essere vecchio). Un’altra cosa molto utile, che sempre di più stiamo perdendo, è avere un po’ di fantasia! Quanti piatti possiamo inventarci con del pane secco?

Tecniche di preparazione a basso impatto ambientale

Anche le tecniche di preparazione degli alimenti hanno un loro impatto sull’ambiente, la discriminante è la quantità di anidride carbonica emessa. Di seguito ti illustro le 3 da preferire:

Pentola Wok

Questa pentola a forma di cono favorisce la diffusione del calore in modo uniforme e, in questo modo, velocizza i tempi di preparazione dell’alimento.

Pentola a pressione

Il suo caratteristico coperchio a chiusura stagna ci permette di risparmiare energia e ridurre al minimo i tempi di cottura.

Borsa coibentata

Si tratta di una tecnica piuttosto particolare (che onestamente non ho mai adoperato) che prevede di portare il cibo a cottura in un ambiente coibentato in modo da evitare dispersioni di calore. Solitamente si utilizza una pentola a pressione e una borsa coibentata. Il procedimento è lungo ma molto semplice: si inserisce il cibo nella pentola, la si lascia cuocere tra i 5 e i 20 minuti (in base all’alimento), si trasferisce la pentola nelle borsa e si lascia finire la cottura.

Non possiamo risolvere da soli le problematiche legate all’ambiente ma, di certo, attraverso le nostre scelte alimentari possiamo fare la nostra parte.

Fonte: Cucina a impatto zero: preparare cibi sani e gustosi in modo sostenibili – Manuela Vanni

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